L'intelligenza artificiale è entrata nell'impresa. Come strumento (con qualche secchiata di licenze comprate a caso), come progetto pilota o come sperimentazione di laboratorio "permanente": ma è oramai diventata, silente, forza operativa che ridistribuisce attenzione, velocità, capacità di decisione, produzione di valore e allocazione del rischio. Chi la governa acquisisce vantaggio competitivo, efficienza ed inattesa efficacia. Chi la subisce senza regole espone l'organizzazione a derive di irresponsabilità, dipendenza acritica e resa cognitiva fino alla potenziale perdita di controllo sui propri processi fondamentali.
Il paradosso che molte organizzazioni vivono oggi è emblematico: le persone percepiscono da subito dei "miglioramenti" (perché i tempi di esecuzione, soprattutto perché mai prima misurati si riducono). La familiarità con gli strumenti cresce rapidamente ed il singolo arriva a non poterne più fare "a meno" ma l'impatto strutturale sull'organizzazione resta limitato. Quando mancano governance, processi, cultura condivisa e fiducia sistemica la distanza tra performance individuale e trasformazione organizzativa si amplifica. E questo gap non si colma con un barile di nuove licenze o con il tentativo di "acquisizione" di nuovi strumenti: si colma con una carta, penna e calamaio con i quali si scrive un ordinamento.
La presente Costituzione stabilisce i principi ultimi (o primi, in quanto principi) dell'AI aziendale, i diritti e i doveri degli attori che vi partecipano, i meccanismi attraverso cui l'AI viene legittimata, governata, ovunque necessario, evitata, limitata o dismessa. Ogni altro necessario strumento di governance (ovverosia il Manifesto, la Policy, il Target Operating Model, i framework di compliance normativa) trova in questo testo il proprio fondamento e proprio ambito insieme al proprio limite. Chi la adotta afferma che l'AI è una questione di ordinamento prima ancora che di tecnologia, e si assume la responsabilità di costruire un ecosistema in cui il valore generato dall'intelligenza artificiale deve essere reale e per questo deve diventare (in qualche modo misurabile).